Missioni umanitarie – 3° Missione di Surgery for Children a Gaza

26 maggio – 3 giugno 2016

INTRODUZIONE
Anche la 3° delle missioni umanitarie di Surgery for Children-Onlus a Gaza è stata preceduta, come le precedenti, dagli inviti sia dell’Autorità Nazionale Palestinese, sia del P.C.R.F. (Palestinian Children’s Relief Fund, associazione con sede negli Stati Uniti che coordina e supporta equipe medico-chirurgiche straniere con l’obiettivo di offrire ai bambini palestinesi opportunità di cure chirurgiche non disponibili in loco). Ogni anno le missioni umanitarie organizzate dal P.C.R.F. in medio-oriente, con medici “esperti” provenienti da ogni parte del mondo, sono una ottantina di cui circa cinquanta a Gaza.

LA SITUAZIONE
Nella striscia di Gaza, economia, organizzazione sociale e sviluppo di competenze professionali, sono fortemente condizionate da anni di guerre ed embargo; nonostante che i medici non manchino e che ci sia un buon numero di ospedali discretamente equipaggiati dal punto di vista tecnologico, la qualità dell’assistenza sanitaria è molto scadente; di fatto per la popolazione, che per circa il 50% è nella fascia pediatrica (< 15 anni), è sempre più difficile ricevere le cure di cui c’è necessità, ed il destino dei tanti pazienti con malattie gravi, soprattutto quelle risolvibili con interventi chirurgici, dipende o dalla possibilità di trasferimento, in Israele, Cisgiordania ed Egitto, ma i permessi non sono facili da ottenere, o dall’arrivo di professionisti “esperti” dall’estero che oltre a curare pazienti possano anche supportare i medici locali per la formazione e/o l’aggiornamento. Questo “soccorso medico” internazionale nel quale il PCRF ha un ruolo fondamentale, riguarda soprattutto sub-specialità pediatriche quali cardiochirurgia, oncologica, ortopedia, ed anche Chirurgia Ricostruttiva per Malformazioni Congenite Correggibili che a Gaza hanno incidenza e prevalenza molto elevata e che è l’ambito per il quale è richiesta la collaborazione di Surgery for Children nelle sue missioni umanitarie.

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CHI HA PARTECIPATO?
Hanno partecipato alla missione 2016, il dott. d’Agostino, chirurgo pediatra di Vicenza ed il prof. Cigliano chirurgo pediatra di Napoli, entrambi alla terza esperienza a Gaza, ed il dott. Raffaele Aspide, anestesista di Bologna; ai tre volontari del team SFC si sono aggregati anche due chirurghi generali napoletani, Luciano Keller e Pierluigi Cioni, entrambi con esperienza oncologica rispettivamente in senologia e chirurgia colo-rettale, che avevano preso contatto direttamente con il PCRF.

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L’ARRIVO A GAZA
Superato con la solita apprensione il Valico di Erez, fortezza imponente con gli alti muri grigi, i tornelli, le inferriate e la fila degli atletici militari israeliani, femmine e maschi dai volti inespressivi ma con le mani sempre pronte sui mitra ciondolanti, si entra nella terra di nessuno: non alberi, non persone, qualche rado arbusto cresciuto a stento nella sabbia, circondato da detriti di cemento armato e mucchi di ferro arrugginito; l’unica via all’uscita dall’ultimo tornello è un lungo corridoio, delimitato da inferriate e controllato da telecamere, che si sviluppa per circa 2 km fino al polveroso e disordinato agglomerato di containers che è la frontiera di Gaza….sembra proprio di entrare in una prigione a cielo aperto!

Ad attendere il gruppo c’è Suhail Flaifl, referente locale del PCRF che subito accompagna i medici di SFC allo Shifa Hospital, il più grande ospedale della Striscia di Gaza. Lungo la strada, sporca, polverosa e disordinata, le macchine sono poche e si incontrano per lo più i carretti sgangherati trainati dagli asini, tipico mezzo di trasporto locale; incredibilmente non sembrano esserci tracce delle distruzioni causate dalla guerra del 2014, ben evidenti invece solo 12 mesi prima. La ricostruzione, racconta Suhail, è uno dei tanti “regali” del Qatar al popolo palestinese.

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LO SHIFA HOSPITAL
Ad accogliere i medici in ospedale c’è il dottor Ismail Nassar, responsabile di uno dei due reparti di Chirurgia Pediatrica di Gaza con 5 dei suoi medici; i sorrisi sono calorosi e gli abbracci fraterni, e nei corridoi in attesa, c’è la solita folla dei pazienti con le proprie famiglie, padri, madri, nonne, bambini… alcune facce, già note sono sorridenti, altre hanno sguardi cupi e preoccupati…. E’ il momento più intenso e coinvolgente dell’intera missione, quello che racchiude il senso più profondo dell’attività di SFC: rendere disponibile sapere ed esperienza professionale a deboli senza colpe, ed offrire speranze a bambini sfortunati senza opportunità di cure.

Le visite continuano ininterrottamente dalle 15.00 fino alla mezzanotte: alla fine saranno 60 i pazienti visitati; hanno malformazioni congenite gastrointestinali, urogenitali e toraciche, molti già operati una o più volte senza successo. Le aspettative sia da parte delle famiglie che dei colleghi sono enormi, ma è evidente che non tutti potranno essere operati; alcuni interventi non sono neppure affrontabili con la strumentazione disponibile in loco (il che in pratica equivale ad una condanna a morte…).

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Le liste operatorie sono stracolme e gli interventi, alcuni della durata tra le 5 e le 9 ore, procedono ininterrottamente fino a notte inoltrata. Alla fine della settimana i bambini operati saranno “solo” 15: 3 Megacolon Agangliari, 2 Atresie Esofagee, 3 Malformazioni Urologiche, 3 Ipospadie, 1 Reflusso  Gastro-esofageo recidivo, 1 Criptorchidismo per via laparoscopica. Di fatto 1 missione all’anno non basta e ne viene richiesta con insistenza una seconda già per gennaio 2017.

ALL’INSEGNA DELLA COLLABORAZIONE
Gli interventi vengono effettuati sempre insieme ai colleghi locali con i quali il clima di collaborazione migliora anno dopo anno; c’è massimo rispetto reciproco e con il tempo si è creata piena sintonia soprattutto con il dott. Nassar che, abituato al confronto con i vari professionisti che passano per la sua terra, americani, australiani, canadesi, inglesi, cileni, spagnoli… dimostra doti di umanità, umiltà ed onesta professionalità, non comuni in un contesto duro come la striscia di Gaza.

Rispetto all’anno scorso l’ospedale è stato ampliato ed è stata completata la costruzione del secondo padiglione chirurgico; gli interventi si svolgono in una delle 12 nuove sale operatorie adibite alle chirurgie specialistiche, attrezzate con strumentazioni d’avanguardia grazie a donazioni internazionali di varia provenienza (tra cui la cooperazione italiana); e ci sono anche le nuove apparecchiature di laparoscopia ed endo-urologia, richieste nell’ambito della collaborazione con SFC nelle sue missioni umanitarie a Gaza, purtroppo però in buona parte di scarsa qualità e non appropriate per l’età pediatrica.

MOMENTI DI FORMAZIONE
Il clima creatosi tra i locali e l’equipe di SFC è estremamente positivo e tutta la comunità medica dell’ospedale non perde occasione per dimostrare apprezzamento e gratitudine per l’opportunità di confronto con medici con diverso background professionale; la loro sete di sapere non riguarda soltanto competenze tecniche ma anche percorsi diagnostico-terapeutici, modelli organizzativi in sala operatoria e training laparoscopico per gli strumentisti, tutti aspetti fondamentali per il miglioramento degli standard operativi dell’ospedale.

Prima della partenza infine viene richiesto dalla Dirigenza un incontro di aggiornamento collegiale finalizzato, secondo il progetto delle missioni umanitarie degli scorsi anni, allo sviluppo di competenze urologiche e laparoscopiche pediatriche, competenze ancora non presenti a Gaza. L’argomento: “Trattamento dell’Idronefrosi pediatrica ed importanza dello sviluppo dell’Urologia Pediatrica all’interno di un reparto di chirurgia pediatrica generale”.