Missioni umanitarie – 1° Missione di Surgery for Children in Benin

INTRODUZIONE
Dal 14 al 23 febbraio 2016 si è svolta la 1° delle missioni umanitarie di “Surgery for Children – Onlus” in Benin. Tutto è nato dall’invito dell’Associazione “Medici in Africa” di Genova il cui Presidente, Prof. Berti Riboli, sollecitato a collaborare con l’ospedale missionario “la Croix” di Zinviè, nel sud del paese, aveva ritenuto di estendere l’invito a SFC, perché erano stati segnalati anche pazienti pediatrici con problemi chirurgici.

L’obiettivo principale della missione era di valutare la possibilità di una collaborazione continuativa con l’ospedale.

 

LA SITUAZIONE
L’ospedale “la Croix” di Zinviè è un’ospedale missionario fondato circa 40 anni fa dai padri Camilliani in una zona povera e paludosa a circa 2 ore da Cotonou. Oggi l’ospedale recentemente rimodernato, conta un centinaio di letti, 3 sale operatorie discretamente attrezzate (manca quasi del tutto la strumentazione per l’anestesia pediatrica!) dove vengono effettuati oltre 2000 interventi maggiori per anno, una neonatologia, un laboratorio analisi ed una piccola radiologia.
Lo dirige Padre Marius, chirurgo generale camilliano con studi in Italia, beninese, insieme ad altri 4 padri che lavorano come infermieri e nell’amministrazione. I dipendenti sono 130 di cui 5 medici e 4 tecnici di anestesia. Tutti i pazienti pagano una ticket (per visite ambulatoriali, esami di laboratorio, radiologia, ricovero, ed intervento chirurgico), che però è inferiore a quello degli ospedali governativi; molti di essi arrivano da Cotonou; l’unico aiuto statale deriva dal pagamento dei parti cesarei (150 euro ognuno) che il governo ha deciso di incentivare per ridurre gli elevati rischi dei parti non protetti, rischi che sono sia per i bambini che per le madri che preferiscono partorire nei villaggi senza assistenza qualificata.

L’ospedale riceve periodicamente il supporto di specialisti provenienti da vari paesi. In contemporanea con la nostra visita erano presenti 2 Urologi italiani ed anche 4 medici pugliesi membri dell’Associazione “VolontariaMente”, abituali frequentatori di Zinviè con le loro missioni umanitarie da oltre 10 anni, profondi conoscitori del territorio. E’ stato sorprendente conoscere il loro impegno che nel tempo è andato rivolto non solo ad attività cliniche e di supporto tecnologico all’interno dell’ospedale, ma anche ad altre attività di “Sviluppo Sostenibile”, altamente meritevoli, a favore della popolazione locale più povera che vive ai margini della palude in condizioni ambientali molto difficili: costruzione di pozzi, scuole ed altre infrastrutture vitali, microcredito alle donne per il piccolo commercio.

IL TEAM
L’equipe partita dall’Italia era formata da:

– Prof. Edoardo Berti Riboli, chirurgo, “Medici in Africa” Genova
– Dott. Sergio d’Agostino, chirurgo pediatra, “Surgery for Children” Vicenza
– Dott.ssa Laura Muzio, anestesista, “Medici in Africa” Genova
– Anna Scuccato, infermiera, “Surgery for Children” Vicenza

SVOLGIMENTO DELLA MISSIONE
Al nostro arrivo in Ospedale c’erano in attesa circa 90 pazienti richiamati dagli annunci fatti in chiesa o via radio: moltissimi i bambini, una decina gli adulti. Nella maggioranza dei casi si trattava di malformazioni congenite: oltre ai molti lattanti con enormi ernie inguino-scrotali, anche labio-palatoschisi, idrocefali congeniti, spine bifide, linfangiomi del collo, piedi torti…, patologie purtroppo non correggibili senza uno specifico supporto diagnostico e soprattutto senza un team chirurgico completo ed una strumentazione adeguata, cose che si sarebbero potute ottenere con una programmazione preventiva; non erano pochi purtroppo, anche pazienti con esiti di paralisi cerebrali infantili e di grave rachitismo.

A differenza di precedenti esperienze fatte da Surgery for Children, questa volta l’equipe è stata coinvolta anche in urgenze provenienti dal P.S.; inoltre è purtroppo mancata l’integrazione con il personale locale: praticamente assente quella con i chirurghi (solo 2 in tutto l’ospedale, sempre impegnati o nelle loro routine, o a collaborare con gli urologi, venuti ad offrire il training in una specialità considerata prioritaria), accettabile invece quella con il personale infermieristico, e soprattutto con i tecnici di anestesia che hanno colto l’opportunità di migliorare le proprie competenze in ambito pediatrico offerta da una anestesista particolarmente disponibile.

Gli interventi eseguiti sono stati 28 (5 in urgenza); 21 in età pediatrica: 2 appendiciti, 1pz. con ambiguità sessuale, ben studiato e sottoposto a 1° tempo di ricostruzione dell’asta, 1 neoplasia del collo, 2 ernie strozzate, 1 riconversione di ileostomia eseguita per pregressa occlusione intestinale, 1 taglio cesareo, 2 criptorchidismi, 3 ernie ombelicali, 2 fimosi, 13 ernie giganti inguino-scrotali (di cui 8 in bambini con meno di 10 mesi di età).

Le difficoltà in sala operatoria sono state legate soprattutto alla mancanza di farmaci e di strumentazione adeguata per l’anestesia pediatrica e per la chirurgia, e poi anche alle frequenti carenze di acqua corrente e di energia elettrica. Tutto ciò però, fortunatamente non ha impedito il buon esito degli interventi; anche il decorso post-operatorio è stato regolare.

LE CONCLUSIONI
1) L’ospedale ha un’alta affluenza di bambini con malattie chirurgiche, ed ha necessità di essere supportato da missioni umanitarie in primis in ambito anestesiologico pediatrico per ridurre i rischi, e poi anche in ambito chirurgico, visto che il personale locale ha poca esperienza negli interventi pediatrici.

2) Al momento attuale sono ipotizzabili missioni umanitarie chirurgico-pediatriche con personale dedicato solo per la chirurgia corrente e per quella ricostruttiva che non richiede assistenza intensiva post-operatoria (labioschisi ed ipospadie).

3) Vista l’alta affluenza di equipe straniere sarebbe auspicabile una diversa organizzazione (che preveda anche la presenza di medici tirocinanti od alunni di una scuola per infermieri) in modo da favorire la formazione del personale locale.

4) Visto l’alto numero di pazienti ambulatoriali con Malformazioni del SNC e malattie carenziali tipo rachitismo, sarebbe auspicabile la realizzazione di progetti condivisi – missioni umanitarie con Associazioni che già conoscono il territorio, per l’educazione della popolazione e la prevenzione di specifiche malattie (somministrazione di acido folico e vitamina D).