Le esperienze dei volontari

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Martina Bernardele

LE 4 C DI SURGERY
Surgery for Children è:
– COLLABORAZIONE: si lavora con altri medici ed infermieri provenienti da altri ospedali e città, mescolando competenze e conoscenze al fine di gestire al meglio la cura dei pazienti.
– COMUNICAZIONE: intesa con tutte le sue possibili sfumature. Come faremmo a capirci se non parlassimo la stessa lingua dei paesi in cui operiamo? Eppure c’è chi coi gesti e la mimica facciale riesce a comunicare meglio di chi sa un inglese perfetto.
– COMPRENSIONE: queste esperienze legano le persone che vi partecipano tanto da rendere possibili amicizie a distanza, tanto da sentirsi come una famiglia che missione dopo missione si fortifica e allarga sempre più.
– CHILDREN: i bambini, il bambino che siamo stati, il bambino che curiamo oggi e il bambino che un giorno, da adulto, prenderà il nostro posto portando avanti i nostri progetti.

Bruno Cigliano

Per partire in missione con Surgery for Children serve buona volontà, impegno, adattabilità, forte motivazione: non è una vacanza, non è un modo di passare il tempo.

È qualcosa di più, che ti impegna sia sotto il profilo professionale che umano, che ti mette un po’ alla prova. Devi saper interagire con chi sarà con te, anche se il gruppo è collaudato, dotato di volontà, di interesse, di passione, di anima ed anche di capacità di stare insieme.

Il viaggio è lungo e faticoso, la sistemazione un po’ spartana, le cose che si affrontano complesse, il lavoro tanto, il riposo poco ma il ritorno è di più di quello che riesci a dare, questo è sicuro.

In poche parole un’esperienza indimenticabile.

Annamaria D'Oro

Com’è una missione fatta di tanti piccoli momenti?

IL RISVEGLIO. È per tutti lo stesso obiettivo: incontrarci, darci il buongiorno e pensare ai bimbi che ci aspettano.

ANDARE IN OSPEDALE. Iniziare la giornata non sapendo quando finirà. Dobbiamo dare il massimo in queste tre settimane, dedicarci a loro in tutto.

È SEMPRE BELLO RITOVARSI AL LACOR. Incontro infermieri e mamme che mi riconoscono, vedo i bimbi che mi guardano con i loro occhioni, chi mi corre incontro, chi mi scruta, chi aspetta una caramella, chi mi chiama con il mio nome, e chi mi chiama caramella! Chi mette la nostra maglietta per farsi riconoscere, per dirmi: SONO IO, ti ricordi di me?

LE MAMME E I PAPÀ CHE MI GUARDANO PER CERCARE DI CAPIRE LA GRAVITÀ DEL PROBLEMA DEL FIGLIO. Non tutti parlano inglese, solo chi è andato a scuola, altrimenti la lingua della loro tribù. Con loro riesco a comunicare con lo sguardo e la gestualità che mi è naturale.

Liana Barro

Il tempo libero è “prezioso” e se lo doni acquista maggiore valore, ma se scegli di donarlo unendoti ad amici e colleghi che condividono i tuoi valori, diventa un’impresa incredibile.

Partire per una missione di Surgery for Children è sempre una grande emozione, fatta di tante cose appassionanti: la gioia di prendersi cura dei bambini che ci stanno aspettando, la possibilità di dare un po’ di sollievo ai genitori preoccupati per i loro figli, il desiderio di esercitare la nostra professione con competenza e senza personalismi solo per il bene dei bambini ed incontrare tante persone con le quali intessere e continuare relazioni già avviate .

La vita è bella quando tu sei felice ma lo è di più quando gli altri sono felici per merito tuo.

Francesca Meggiolaro

Il prima è FERMENTO. C’è il materiale operatorio da preparare, la mia valigia, l’organizzazione del viaggio, controllare che i documenti siano in ordine. C’è l’eccitazione del viaggio, la voglia di partire e la consapevolezza di essere parte di una cosa così grande.

Il durante è CONDIVISIONE. Parole e pensieri che scambio con chi è partito con me, sguardi e poche frasi con i pazienti e i loro familiari, immersione in una terra che all’inizio chiamo straniera e pian piano diventa parte di me. Il lavoro è faticoso, ma gratificante: si riceve più di quello che si da.

Il dopo è CONSAPEVOLEZZA. Torno a casa con una sensazione di vuoto mista a tristezza. Qui ho tutto e anche oltre, ma nel cuore sembra manchi qualcosa. Mi vien voglia di prendere un aereo e tornare.

Federica Carbone

Quel “caso non a caso” che mi ha fatto conoscere Surgery for Children è stato per me una grande opportunità di vita

Da perfetti sconosciuti ti ritrovi a far parte di una grande famiglia. E cos’è una famiglia se non persone accomunate dagli stessi ideali, che vivono e condividono una missione con gli stessi valori in cui credi? Questo crea legami che perdurano saldi nel tempo nonostante, al rientro, la vita quotidiana ti riassorbe in pieno.

Alla domanda perché vuoi partire per l’Africa sacrificando tempo, ferie ed energie, rispondo che questo “sacrificio” merita di essere compiuto perché quel poco che riesci a dare, per quanto poco possa sembrare, per i nostri bambini significa tanto, significa VITA.

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